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La propaganda della lobby nucleare


Dopo l’inizio dell’incidente nucleare, molti osservatori francesi hanno osannato la calma e lo stoicismo dei giapponesi, attribuendole un pò troppo presto all’immaginario della cultura dell’estremo oriente .

Se ci si attiene ai fatti, moltissimi esempi mostrano come in realtà esiste un forte controllo sociale sulla popolazione che annulla il lavoro degli antinuclearisti e rende impossibile tutto il dibattito in questo Paese.
I media giapponesi inoltre non riportano la voce degli antinuclearisti nemmeno quinado il Citizen’s Nuclear Information Center (Cnic), la principale ONG anti nucleare organizza, tutti i giorni, a cominciare dall’incidente nucleare di Fukushima, delle conferenze stampa al Club dei corrispondenti stranieri. Delle conferenze peraltro di una certa qualità, con la presenza ad esempio del professor Masashi Goto, uno degli ingegneri che hanno progettato le fasi di contenimento del reattore di Fukushima Dai-Ichi.

La comunicazione non è il punto forte del Governo e nel complesso degli attori del nucleare in tempo di crisi.  Lo vediamo oggi con una popolazione che, dopo qualche giorno di stupore e di abbattimento, critica sempre di più la mancanza di trasparenza e il ruolo dei media. Ma in “tempo di pace” la comunicazione è molto più efficace.

TRE POTENTI LOBBY

la compagnia elettrica giapponese dispone per questo settore di una vera e propria macchina da guerra con tre potenti lobby:

1) Japan Atomic Industrial Forum (JAIF)

Il Japan Atomic Industrial Forum (Jaif) (« Nihon genshiryoku sangyô kyôkai ») resta il più grave e fornisce una sintesi della catastrofe nucleare in corso, basandosi alle conferenze stampa dell’Agenzia di sicurezza nucleare giapponese (Nisa) e della compagnia  dell’elettricità di Tokyo (Tepco).

Questo organismo fornisce delle inchieste interne sullo stato dell’opinione pubblica concernente il nucleare civile, dei sondaggi che non vengono mai resi pubblici. Un sondaggio della JAIF del 2008 rivela ad esempio che alla domanda: “L’energia nucleare è necessaria?” soltanto il 27,4 % degli uomini e il 9% delle donne risponde di si.

Sul suo sito in giapponese l’Agenzia annuncia oggi discretamente l’annullamento della sua 44° Conferenza annuale “in ragione del terremoto”

2) Japan Atomic Energy Relations Organization (Jaero)

La Japan Atomic Energy Relations Organization (Jaero) ha come obiettivo quello di promuovere l’energia nucleare nella maniera più semplice possibile, attraverso campagne di affissione di manifesti pubblicitari e di brochures destinate ai bambini: una vera e propria propaganda volta a saturare il dibattito pubblico di idee semplici, come “il nucleare è il nostro futuro”

Essa organizza ogni anno un concorso di posters di promozione nucleare e pubblica ogni mese un mensile dal titolo evocativo, Genshiryoku Bunka, la “Cultura Nucleare”.

Fino al 15 marzo, il sito non presenta alcuna informazione sugli avvenimenti. Poi una pagina speciale viene destinata al “terremoto nella regione Tohoku” dando delle informazioni di importanza capitale per gli internauti giapponesi: uno schema per spiegare  ad esempio che “la radioattività di una centrale nucleare è di molto inferiore rispetto a un viaggio verso il Brasile”

3) Federation of Electric Power Companies

La Federation of Electric Power Companies (FEPC), finanziata dall’insieme di compagnie elettriche interviene attraverso campagne pubblicitarie su giornali o alla televisione.

Un esempio del potere di influenza di questa organizzazione: un documentario diffuso dalla BS-TV nel 2009 mostra la vita quotidiana degli abitanti di Rokkasho-mura, popolazione locale della zona di un immenso complesso nucleare composto da due centri di stoccaggio di scorie radioattive, uno stabilimento di arricchimento dell’uranio e una fabbrica per il ritrattamento di rifiuti nucleari. l’impianto per il ritrattamento è stato appena menzionato. Il tutto, intervallato da spot pubblicitari e da cartoni animati di una semplicità fuorvianti.

Esempio: un mostro verde sorge dal lago. La famigliola che sta passeggiando si spaventa, ma il mostro-nucleare la rassicura: “Non sono cattivo, io non rilascio CO2″

In un secondo spot, un pinguino piange. Un bambino gli chiede perchè e il pinguino gli spiega che la sua casa -la banchisa polare- sta per fondere. Allora il ragazzino gli spiega che grazie al nucleare, presto non ci saranno più emissioni di Co2. Il pinguino smette di piangere, e tutti sono felici. In maniera evidente, i titoli di coda lasciano trasparire che questo “documentario” è prodotto dalla FEPC.

“Cambiare i cuori e le menti” con Areva

Di fatto si è verificato in Giappone, e probabilmente più che in Francia, quello che  Daniel P. Aldrich descrive come un « soft social control », un controllo sociale dolce.

Lo scopo non è più solamente reprimere i militanti anti nucleare, già soggetti a un controllo di polizia che li circoscrive, nè di ottenere l’adesione delle popolazioni locali attraverso delle misure incentivanti – creazione di posti di lavoro e trattamento fiscale agevolato in luoghi rurali spesso poveri. L’obiettivo dichiarato dei NUCLEOCRATI giapponesi è quello di “cambiare le menti e i cuori” attraverso una propaganda sostenuta.

E per convincere le popolazioni vicine alle centrali della bontà dell’energia nucleare, la Francia è stata molto d’aiuto alla compagnia elettrica giapponese. Questi, insieme con l’ex Cogema (Areva), hanno organizzato numerosi viaggi a La Hague per i “leaders”- politici locali, membri influenti della società civile – incaricati al loro ritorno, di diffondere la buona parola.

Il dottor Pierre-Yves Cordier, attuale consigliere nucleare dell’Ambasciata francese a  Tokyo, spiega molto bene la funzione di questi viaggi:

“Si inviano in realtà quelle che noi chiamiamo “ relais d’opinions ”, ovvero per esempio le donne dei pescatori o dei coltivatori di barbabietole di Trifouillis-les-Oies in versione giapponese, e gli facciamo vedere i siti in Francia per far vedere loro che va tutto bene”

Uno speciale museo “dedicato alle mamme e ai loro figli”

Le donne giapponesi sono le principali oppositrici all’energia nucleare. Sono anche particolarmente prese di mira dalla comunicazione delle industrie del nucleare.

A Rokkasho-mura, un immenso museo gratuito dedicato al ciclo del combustibile ed è stato “progettato soprattutto per le madri e i loro figli” secondo Sasaki Yoshiaki del dipartimento delle relazioni pubbliche della JNFL, responsabile dell’impianto di trattamento dei rifiuti nucleari.

Il sito nucleare di  Marcoule, nella regione del  Gard, dispone di un museo simile, il Visiatome, dove si susseguono le visite di studenti tutto l’anno.

Infine, un abuona comunicazione non può esimersi da una certa manipolazione del linguaggio. “E’ un incidente grave, ma non una catastrofe nucleare”, asseriva il 12 marzo Eric Besson, ministro dell’Industria e dell’Energia, cercando di minimizzare l’ampiezza del disastro.

Continua, alla fonte.

 

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