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Ilaria Alpi muore con Miran Hrovatin il 20 marzo del 94, a Mogadiscio.
Ilaria era arrivata a Mogadiscio il 12 di marzo per seguire la partenza del contingente italiano dell’Unisom, che avrebbe lasciato Mogadiscio il 20 di marzo. Era arrivata il 12, poi invece di seguire i tour organizzati per la stampa dall’esercito, aveva deciso di andare a Bosaso, nel nord della Somalia, insieme a Miran per seguire che cosa stava succedendo in quelle province. Poi ritornò a Mogadiscio il 20 di marzo. Per caso, quando arrivò a Bosaso, seppe che era stata sequestrata la Faarax Oomar, una nave regalata dalla Cooperazione Italiana alla Somalia, e si interessò a tre persone italiane dell’equipaggio: il capitano, il capo macchine e il marinaio. Facendo alcune interviste, come abbiamo visto dall’unica cassetta rimasta in cui lei parla di questo fatto, venne a sapere alcune cose su questa nave. La cassetta ha un’interruzione. Ilaria fa delle domande e poi la registrazione si interrompe, poi ricomincia terminata la risposta. Quindi era evidente che aveva fatto delle domande su qualcosa che trasportava questa nave.
Fin da subito si capisce che questa è una di quelle frequenti
“zone d’ ombra”, che prosperano nel belpaese.
Traffici di armi travestiti da cooperazione, dumping di rifiuti contaminanti e una serie di contatti sottobanco fra sismi e signori della guerra somali; tutto questo è costato la vita a Ilaria e Miran.
La versione ufficiale vuole Ilaria uccisa da un signore della guerra locale Omar Hashi Hassan che, nonostante strettissimi rapporti “di affari” con l Italia, avrebbe agito in completa autonomia.
I misteri, però, non si fermano qui. Ilaria, al momento della morte, aveva con se un taccuino ed una macchina fotografica; entrambi risulteranno mancanti al momento del riconoscimento del cadavere. Per poi venire ritorovati più tardi, privi di ogni evidenza compromettente.
Ma soprattutto ci sono le altre morti: la morte di Ilaria e Miran fu ripresa da due troupes di altrettante emittenti televisive: Rtsi (svizzera italiana) e Abc (USA). Vittorio Lenzi (Rtsi)trovò la morte in un incidente stradale mai del tutto chiarito stessa sorte tocco al cameraman di Abc, rinvenuto cadavere in un albergo di Kabul un anno dopo.
Queste persone che conoscevano personalmente Ilaria furono le prime a notare l assenza del suo taccuino e della sua macchina fotografica, questo, probabilmente, gli è costato la vita.
Ma questo è ancora niente. Poi ci sono tutte gli altre morti forse meno eroiche ma decisamente più inquietanti.
Vincenzo Li Causi, maresciallo del sismi e confidente di Ilaria è stato ucciso il 12 novembre 1993 in circostanze misteriose. E il 13 giugno 1995 verrà trovato ucciso anche Marco Mandolini, paracadutista della Folgore, stretto collaboratore e amico di Li Causi. Lo troveranno cadavere sulla spiaggia di Livorno, ucciso da 40 coltellate e con la testa fracassata.
Un documento riservato del Sismi proverebbe la collaborazione tra Li Causi e Mandolini nel trasporto di materiale bellico dal porto di La Spezia al porto di Trapani, all’aeroporto militare trapanese, alla Somalia. Traffici “sospetti” che erano stati filmati clandestinamente dal giornalista Mauro Rostagno, ucciso anch’egli il 26 settembre 1988 in circostanze a loro volta mai chiarite. E ancora: Rostagno era il fondatore della comunità Saman (associazione no-profit che opera dal 1981 per il recupero di tossicodipendenti), la quale avrebbe realizzato alcuni progetti in Somalia, negli anni successivi alla morte di Rostagno, ma le cui imbarcazioni, secondo alcune segnalazioni, sarebbero state usate per trasportare armi.
E non è tutto. Nell’ottobre del 1993 Franco Oliva, un contabile inviato dal Ministero degli Affari Esteri per gestire i fondi e i beni dei progetti straordinari, fu vittima di un attentato che solo per una casualità (la presenza di una equipe medica rumena sul luogo) non si tramutò in omicidio; venne quasi subito disposto il trasporto aereo in Italia contro il parere dei medici, secondo i quali il trasferimento del ferito ne avrebbe causato la morte; e lo stesso trasporto fu effettuato in totale assenza di sicurezza, a bordo di un aereo non pressurizzato, non climatizzato, staccando addirittura i drenaggi dal corpo del ferito.
Si è praticamente trattato di un miracolo, se Oliva si è salvato. Ma non è servito a molto: le sue denunce per tentato omicidio sono state archiviate. Ed è lo stesso Oliva a fare il nome del presunto mandante dell’agguato che poteva costargli la vita: Giancarlo Marocchino. Oliva lo ha detto alla Commissione parlamentare di inchiesta nell’esame testimoniale dello scorso 6 ottobre 2004.
L’ex contabile del Ministero ha anche fornito una testimonianza sulle ultime ore di vita di Vincenzo Li Causi: il rientro in Italia di quest’ultimo sarebbe stato posticipato di una settimana rispetto al previsto, fatto che al maresciallo del Sismi causò uno stato di agitazione molto forte, «era semplicemente terrorizzato», riferisce Franco Oliva. E in effetti, fu quella la settimana in cui Li Causi venne ucciso. Oliva ne fu informato, convalescente, mentre si trovava ricoverato per le gravi ferite riportate nell’attentato ai suoi danni.
Franco Oliva ha detto alla Commissione d’inchiesta molte altre cose, dipingendo lo scenario del classico “magna-magna” di tradizione italica da Prima Repubblica: diversi enti, società, associazioni, privati, intenti a ritagliare la propria fetta di torta dal traffico, lecito o illecito, di beni e mezzi con la Somalia. A partire dai servizi che Giancarlo Marocchino offriva dietro pagamento, utilizzando, sempre a detta di Oliva, risorse che appartengono allo Stato Italiano.
Di Marocchino sappiamo che viveva in Somalia da una decina d’anni, all’epoca dell’omicidio di Ilaria Alpi, che forniva servizi di trasporto in tutto il Paese, che sua moglie fa parte della famiglia di Ali Mahdi, era cioè una parente stretta del primo Presidente somalo del dopo Siad ad interim, membro del governo di transizione, indicato dalla Digos di Udine come uno dei sei mandanti dell’omicidio Alpi – Hrovatin.
Insieme, tra gli altri, a: Abdullahi Mussa Bogar, il sultano che Ilaria aveva intervistato poche ore prima di morire, e Omar Said Mugne, l’armatore della flotta Shifco.

D’Amati chiede di «verificare l’ipotesi che nei traffici di armi e di rifiuti tossici sui quali Ilaria Alpi stava indagando fosse in qualche misura coinvolto il Sismi, eventualmente per finalità di autofinanziamento». Oggetto principale degli accertamenti, proprio lui: Luca Rajola Pescarini.

Omicidio Baldoni:

Uccisa a Mogadiscio:una delle poche certezze
https://www.odg.mi.it/memorial_alpi.asp

http://www.ilariaalpi.it/index.php?id_sezione=3&id_notizia=133

Alcune note sulle motivazioni della sentenza di secondo grado
http://www.ilariaalpi.it/index.php?id_sezione=3&id_notizia=113

Francesco Chiesa interrogato
http://testo.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenbic/58/2004/0318/s060.htm

Le immagini che ci sono giunte, di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin colpiti ed accasciati nell’abitacolo del loro fuoristrada, sono state girate dall’operatore dell’Abc, di origine greca, trovato ucciso qualche mese dopo a Kabul in una stanza d’albergo. Vittorio Lenzi, operatore della troupe svizzera-italiana è rimasto vittima di un incidente stradale sul lungolago di Lugano (mai chiarito del tutto nella dinamica).

 

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