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La diffusione della radioattività nella catena alimentare del mare

Fukushima, la diffusione della radioattività nella catena alimentare del mare

L’oceano Pacifico ridotto a una pattumiera atomica: e fin dove, lo si intuisce dall’immagine a lato. A 30 chilometri da Fukushima il mare è due volte più radioattivo rispetto al massimo ammesso dalla legge giapponese per le acque di scarico delle centrali nucleari, e la contaminazione continua ad aumentare.

Quando si fa il confronto fra Fukushima e Chernobyl, si dimentica regolarmente che la catastrofe di Chernobyl si limitò (si fa per dire…) a coinvolgere acqua e terra, mentre quella ora in corso in Giappone (la fine non si vede neppure) si estende anche all’acqua.

Internet è piena di previsioni sul tragitto nell’atmosfera della nube radioattiva (qualche effetto è avvertibile anche in Italia), ma è difficile trovare dati sull’oceano. Oggi però è stato pubblicato un modello computerizzato che mostra la diffusione della contaminazione nella catena alimentare del Pacifico. L’immagine qui a lato è solo un assaggio: ecco le altre.

Gli oceanografi di Asr (un’agenzia specializzata in consulenze relative a mari e coste) hanno calcolato al computer la dispersione, non della radioattività vera e propria, ma dei piccioli epiccolissimi animali che fluttuano nel mare, sospinti dalle correnti e dalle onde.

Quando queste minuscole creature si trovano dalle parti di Fukushima vengono contaminate dalla radioattività: e poi continuano a viaggiare. Il 20 marzo, pochi giorni dopo l’inizio della catastrofe, la situazione era questa.

Si tratta di plancton, larve di pesci e di invertebrati. Quando vengono mangiati, “trasferiscono” la loro radioattività negli organismi dei predatori; in ultima analisi, il loro percorso in mare si sovrappone all’ingresso della radioattività nella catena alimentare del mare, da cui attinge anche l’uomo attraverso la pesca. Ecco la situazione al 30 marzo.

All’inizio di aprile, prima di bloccare la famosa perdita che portava direttamente in mare l’acqua vicina al reattore 2 e prima che venisse deliberatamente scaricata in mare parte dell’acqua radioattiva di cui è tuttora piena la centrale nucleare, la radioattività nell’oceano davanti al reattore 2 era 7,5 milioni di volte superiore ai limiti legali per le acque di scarico delle centrali nucleari. Adesso in quel punto sembra essersi abbassata. Ecco comunque la diffusione della radioattività nella catena alimentare del mare al 20 aprile.

Al largo la situazione sta addirittura peggiorando. Secondo dati ufficiali, un campione d’acqua prelevato lunedì a 30 chilometri dalla centrale nucleare ha rivelato una concentrazione di Iodio-131 pari a 88,5 Becquerels per litro, il valore più alto in quell’area da quando è iniziata la crisi.

La radioattività supera di 2,2 volte il limite massimo ammesso dalle leggi giapponesi per leacque di scarico delle centrali nucleari. Più del doppio a 30 chilometri di distanza: immaginatevi come è ridotto il mare. E questa è la situazione di oggi, 15 aprile, ultimo giorno preso in considerazione dal modello Asr.

E’ impressionante l’area nella quale i pesci mangiano ormai cibo contaminato dalla radioattività. Il modello vero e proprio della dispersione della radioattività nell’acqua non può essere realizzato, dice Asr, perchè non si sa quanta acqua contaminata è finita in mare, e quale era il suo grado di contaminazione.

Il modello Asr della dispersione della radioattività da Fukushima nella catena alimentare dell’oceano

Su Nhk le analisi di oggi sulla radioattività in mare

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