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Gli alberi di Chernobyl sono pericolosi perché non si decompongono

http://motherboard.vice.com/it/read/decomposizione-alberi-di-chernobyl-rischio-incendio

Gli alberi di Chernobyl sono pericolosi perché non si decompongono

Di FRUZSINA EÖRDÖGH

Come se l’Ucraina non avesse abbastanza problemi di cui preoccuparsi con la Russia che invade la Crimea, è appena saltata fuori la minaccia molto reale di incendi nei boschi radioattivi. Le foreste intorno a Chernobyl, la centrale nucleare esplosa 28 anni fa, non si stanno decomponendo in modo corretto. Se dovessero prendere fuoco, il materiale radioattivo sarebbe diffuso al di là della zona di alienazione di Chernobyl, l’area off-limits di 1000 chilometri quadrati intorno alla struttura dismessa situata a 110 chilometri a nord di Kiev.

La zona di alienazione ha dato agli scienziati ambientali l’opportunità di studiare molti aspetti, come il fatto che gli insetti non ci vogliono vivere, gli uccelli che vi abitano sviluppano anomalie come becchi deformi, lunghezza anomala delle piume della coda, e cervelli più piccoli. Ma neppure gli alberi sono stati risparmiati.

Gli scienziati che hanno studiato l’ambiente all’interno della zona di alienazione dal 1991 hanno notato qualcosa di strano per quanto riguarda gli alberi, in particolare quello che hanno descritto come “un significativo accumulo di rifiuti nel corso del tempo” in uno studio pubblicato di recente su Oecologia. E per “significativa” intendono dire che gli alberi morti non si decompongono, così come accade per le loro foglie, che restano al suolo senza segni di marcescenza. Il fenomeno è particolarmente pronunciato nella Foresta Rossa, una zona boschiva vicino a Chernobyl che deve il proprio nome al fatto che gli alberi hanno assunto un colore zenzero e sono morti a causa dell’avvelenamento da radiazioni nella zona. In un’intervista con lo Smithsonian magazine, l’autore principale dello studio e biologo presso l’University of South Carolina Timothy Mousseau ha definito il mancato decadimento della materia organica “sorprendente, dato che nelle foreste dove vivo di un albero caduto resta poco più che segatura dopo un decennio riverso a terra.”

La ragione del mancato decadimento organico intorno a Chernobyl è dovuto al fatto che microbi, batteri, funghi, vermi, insetti e altri organismi viventi conosciuti come decompositori non sono lì per fare il loro lavoro. Mousseau e il suo gruppo lo hanno scoperto dopo aver lasciato 600 sacchi di foglie intorno a Chernobyl nel 2007. Quando hanno raccolto le borse nel 2008, hanno scoperto che nei sacchi posizionati in zone senza radiazioni le foglie erano state decomposte dal 70 al 90 percento, mentre per quelle nelle aree radioattive le cose erano totalmente diverse. Erano decomposte solo al 40 percento. “Esiste la crescente preoccupazione che si possa verificare un incendio catastrofico nei prossimi anni,” ha detto Mousseau allo Smithsonian.

Gli alberi morti non si decompongono, così come accade per le loro foglie, che restano al suolo senza segni di marcescenza.
Oltre a sbarazzarsi di materia che è fondamentalmente un’esca per gli incendi, gli organismi decompositori sono essenziali quando si tratta di favorire la crescita delle piante, dato che hanno il compito di degradare sostanze nutrienti provenienti dalle carcasse vegetali che vanno a finire nuovamente nel terreno. La mancanza di decompositori potrebbe anche spiegare perché gli alberi che sono sopravvissuti intorno a Chernobyl stanno crescendo molto lentamente. Queste piante coprono circa 1700 chilometri quadrati della zona di alienazione intorno a Chernobyl e hanno assorbito radionuclidi come lo stronzio-90 (provoca il cancro delle ossa) e il cesio-137 (provoca effetti che vanno dalla nausea alla morte) per quasi tre decenni. Se questi alberi venissero bruciati, i radionuclidi sarebbero rilasciati in atmosfera come “aerosol inalabili” ha riferito Scientific American lo scorso anno, citando uno studio del 2011. Oltre a inalare particelle cancerogene che viaggiano nell’aria fino a centinaia di chilometri di distanza, la più grande minaccia riguarderebbe gli alimenti, come latte e carne, “prodotti fino a 145 chilometri dall’incendio.”

A dire il vero, il pericolo che un incendio selvaggio diffondesse particelle radioattive a macchia d’olio fuori dalla zona di alienazione è stato al centro delle preoccupazioni degli scienziati ambientali fino dal 1992. La minaccia è solo peggiorata a causa delle lunghe estati secche attribuite agli effetti del cambiamento climatico.

Ci sono gruppi di vigili del fuoco di stanza intorno alla zona di alienazione che hanno il compito di prevenire incendi boschivi, ma sono “ovviamente non preparati ad affrontare un evento su grande scala,” dice Scientific American, dato che quasi nessuno di loro ha “formazione professionale, tute protettive o respiratori.” I vigili del fuoco al momento monitorano l’area arrampicandosi su sei torri di avvistamento ogni giorno, e contano dell’aiuto di un elicottero che è “occasionalmente disponibile.” Hanno anche un carro armato sovietico che è stato equipaggiato con una lama lunga sette metri che serve ad abbattere e schiacciare gli alberi morti che si rifiutano di decomporsi lungo le strade.

Giappone, crolla il surplus commerciale

In attesa di capire se il Giapponeuscirà o meno dalla crisi economica e nucleare che ha investito il paese dopo il sisma dell’11 marzo, arrivano dati pessimi dalla bilancia commerciale di Tokyo. Il paese esportatore per eccezione ha registrato un crollo delsurplus commerciale del 78,9 per cento a marzo rispetto a un anno fa. A dirlo è il ministero delle finanze: durante il mese scorso le esportazioni sono scese del 2,2 per cento a confronto con marzo 2010 a a 5.866 miliardi di yen, pari a 51 miliardi di euro. Pesanti, in particolare, i settori autoed elettronica le cui vendite si sono ridotte in proporzione di un quarto. Aumenta invece l’import dell’11,9 per cento.

La diffusione della radioattività nella catena alimentare del mare

Fukushima, la diffusione della radioattività nella catena alimentare del mare

L’oceano Pacifico ridotto a una pattumiera atomica: e fin dove, lo si intuisce dall’immagine a lato. A 30 chilometri da Fukushima il mare è due volte più radioattivo rispetto al massimo ammesso dalla legge giapponese per le acque di scarico delle centrali nucleari, e la contaminazione continua ad aumentare.

Quando si fa il confronto fra Fukushima e Chernobyl, si dimentica regolarmente che la catastrofe di Chernobyl si limitò (si fa per dire…) a coinvolgere acqua e terra, mentre quella ora in corso in Giappone (la fine non si vede neppure) si estende anche all’acqua.

Internet è piena di previsioni sul tragitto nell’atmosfera della nube radioattiva (qualche effetto è avvertibile anche in Italia), ma è difficile trovare dati sull’oceano. Oggi però è stato pubblicato un modello computerizzato che mostra la diffusione della contaminazione nella catena alimentare del Pacifico. L’immagine qui a lato è solo un assaggio: ecco le altre.

Gli oceanografi di Asr (un’agenzia specializzata in consulenze relative a mari e coste) hanno calcolato al computer la dispersione, non della radioattività vera e propria, ma dei piccioli epiccolissimi animali che fluttuano nel mare, sospinti dalle correnti e dalle onde.

Quando queste minuscole creature si trovano dalle parti di Fukushima vengono contaminate dalla radioattività: e poi continuano a viaggiare. Il 20 marzo, pochi giorni dopo l’inizio della catastrofe, la situazione era questa.

Si tratta di plancton, larve di pesci e di invertebrati. Quando vengono mangiati, “trasferiscono” la loro radioattività negli organismi dei predatori; in ultima analisi, il loro percorso in mare si sovrappone all’ingresso della radioattività nella catena alimentare del mare, da cui attinge anche l’uomo attraverso la pesca. Ecco la situazione al 30 marzo.

All’inizio di aprile, prima di bloccare la famosa perdita che portava direttamente in mare l’acqua vicina al reattore 2 e prima che venisse deliberatamente scaricata in mare parte dell’acqua radioattiva di cui è tuttora piena la centrale nucleare, la radioattività nell’oceano davanti al reattore 2 era 7,5 milioni di volte superiore ai limiti legali per le acque di scarico delle centrali nucleari. Adesso in quel punto sembra essersi abbassata. Ecco comunque la diffusione della radioattività nella catena alimentare del mare al 20 aprile.

Al largo la situazione sta addirittura peggiorando. Secondo dati ufficiali, un campione d’acqua prelevato lunedì a 30 chilometri dalla centrale nucleare ha rivelato una concentrazione di Iodio-131 pari a 88,5 Becquerels per litro, il valore più alto in quell’area da quando è iniziata la crisi.

La radioattività supera di 2,2 volte il limite massimo ammesso dalle leggi giapponesi per leacque di scarico delle centrali nucleari. Più del doppio a 30 chilometri di distanza: immaginatevi come è ridotto il mare. E questa è la situazione di oggi, 15 aprile, ultimo giorno preso in considerazione dal modello Asr.

E’ impressionante l’area nella quale i pesci mangiano ormai cibo contaminato dalla radioattività. Il modello vero e proprio della dispersione della radioattività nell’acqua non può essere realizzato, dice Asr, perchè non si sa quanta acqua contaminata è finita in mare, e quale era il suo grado di contaminazione.

Il modello Asr della dispersione della radioattività da Fukushima nella catena alimentare dell’oceano

Su Nhk le analisi di oggi sulla radioattività in mare

Oceano radioattivo

Pesce e mare fortemente contaminati in Giappone: a Iwaki bloccata la pesca di ricci e abaloni

Radioattivi anche prezzemolo e funghi

LIVORNO. Il ministero della salute del Giappone ha reso noto che in alcuni campioni di pesce pescato al largo prefettura di Fukushima e 11 tipi di verdure coltivate nella prefettura è sono stati trovati livelli di radioattività sopra i limiti legali. Il ministero dice che ha trovato 12.500 becquerel per chilogrammo di cesio radioattivo, 25 volte sopra il limite, in piccoli pesci chiamati sand lances catturati ieri al largo della città di Iwaki, a sud della centrale nucleare di Fukushima Daiichi.

Nei pesci è stata riscontrata una contaminazione anche di 12.000 becquerel di iodio radioattivo, 6 volte il limite consentito. Nella stessa area esemplari di questa specie di pesci, molto pescata e venduta, erano già stati contaminar ti da cesio e iodio radioattivi il 7 aprile e sand lances contaminati sono stati pescati anche nella prefettura di Ibaraki, a sud di Fukushima.

continua…